Alcune frasi di Silone

“Scrivere ha significato per me assoluta necessità di testimoniare”
(da Uscita di Sicurezza)

“La libertà ... è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire di no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica”
(da Uscita di Sicurezza)

“Nelle prove più tristi della vita ci salviamo per avere conservato nell’anima il seme di qualche certezza incorruttibile”
(da Uscita di Sicurezza)

“Vi sono certezze irriducibili. Queste certezze sono, nella mia coscienza, certezze cristiane. Esse mi appaiono talmente murate nella realtà umana da identificarsi con essa. Negarle significa disintegrare l’uomo”
(da Uscita di Sicurezza)

“Nella mia vita l’arte ha avuto una funzione decisiva nel momento in cui avevo quasi perduto tutta la voglia di continuare a vivere”

“L’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo animo incorrotto è libero.
L’uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto, è libero.
Per contro, si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi”
(da Vino e Pane)

“L’arte è un fiore selvaggio, ama la libertà”

“La più grande aspirazione dell’Uomo sulla terra dev’essere anzitutto di diventare buono, onesto e sincero”
(dal Memoriale dal carcere svizzero)

“... Non vorrei vivere secondo le circostanze, l’ambiente e le convenzioni materiali, ma, senza curarmi delle conseguenze, vorrei vivere e lottare per quello che a me apparirà giusto e vero”
(da Vino e Pane)

“Il bisogno si sincerità e di verità mi spinge a creare un mondo semplice, chiaro, evidente; e non un mondo irreale fantastico o lunare, ma il nostro mondo terrestre, il mio paese terrestre, e, nel mio paese, la regione dove sono nato e che conosco e amo come il bambino conosce il seno di sua madre...”
(dalla lettera a Rainer Biemel)

“... nel 1930, rifugiandomi ammalato in un villaggio di montagna della Svizzera, credevo di non aver più molto da vivere e allora mi misi a scrivere un racconto al quale posi il nome di Fontamara. Mi fabbricai da me un villaggio col materiale degli amari ricordi e dell’immaginazione, ed io stesso cominciai a viverci dentro”
(da Uscita di Sicurezza)

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