Il Museo Silone

Il Museo Silone nasce con l'intento di trasmettere, in una visione d'insieme, la grandezza dell'intellettuale, del politico e specialmente dello scrittore. Nasce per iniziativa del Centro Studi Silone e particolarmente del suo presidente Aurora Botticchio. Il Museo Silone è rivolto naturalmente a tutti gli estimatori del grande scrittore pescinese, ma specialmente agli studenti, ai giovani, sempre amati e sempre presenti nel pensiero di Silone, in definitiva vuole essere rivolto e destinato alle future generazioni. Il nucleo di questo museo è rappresentato dalla Mostra documentaria allestita in questi stessi locali qualche anno fa, intitolata: Sifone: l'uomo e lo scrittore, che a sua volta trasse origine dalla donazione di Darina Silone al comune di Pescina del 1 maggio 2000, donazione che comprende oltre all'archivio, la biblioteca, i mobili, gli oggetti personali, premi, cimeli, regali e riconoscimenti dello scrittore, per la maggior parte ora esposti nel Museo.

Il percorso del Museo è essenzialmente cronologico. Si sarebbe potuto scegliere un altro ordine, soprattutto per quanto riguarda l'opera letteraria di Silone, magari distinguendo le opere, tra romanzi, saggi, e altri scritti. Ma si è preferito disporle così come è fluita la vita dello scrittore, scegliendo un percorso che ha il suo filo conduttore nella data di pubblicazione delle opere fino alla sua opera postuma: Severina.

Tuttavia, anche se la struttura portante del Museo è definita dalle opere di Silone, abbiamo voluto testimoniare anche i momenti salienti della sua vita: sia quelli che hanno preceduto l'attività letteraria, e che lo hanno profondamente segnato, che quelli legati ad altre sfere come la politica o l'attività nei giornali da lui diretti o fondati.

Nella prima sala del Museo c'è lo studio di Silone con le cose che ne facevano parte: i quadri di pittori amici come Hunziker e Rouault, le foto dei personaggi a lui più cari: oltre all'amato fratello Romolo, Croce, Salvemini, il filosofo e maestro Martin Buber, il giovane amico comunista, Lazar Sciatzkin, morto suicida nella Russia stalinista, menzionato in Uscita di sicurezza.
Non si poteva prescindere, per delineare l'opera e la figura di Silone, da alcuni avvenimenti e incontri che segnarono profondamente la vita del giovane Secondino Tranquilli. Tre avvenimenti luttuosi. Diversamente luttuosi.
Il terremoto e la morte della madre, la precoce scomparsa del giovane fratello Romolo nel penitenziario di Procida e l'uscita dal Partito comunista, insieme a due incontri significativi: quello con don Orione e quello con Gabriella Seidenfeld.

Nel terremoto che il 13 gennaio 1915 ridusse ad un cumulo di macerie quasi tutti i centri della Marsica, con migliaia di vittime, Silone perde anche la madre nel crollo della loro casa. Aveva già perso alcuni anni prima il padre. Significativa la descrizione che ne farà in Uscita di sicurezza e nella lettera inviata al fratello Romolo, dopo aver lasciato il seminario di Chieti a causa della guerra. Inizia un periodo di peregrinazioni da un collegio all'altro ed è in uno di questi spostamenti e precisamente da Roma a San Remo, che incontra don Orione. Lo strano prete che aveva visto per la prima volta a Pescina mentre soccorreva gli orfani.
Incomincia tra loro un rapporto speciale che durerà negli anni e il giovane Secondino intuisce immediatamente la singolarità di questo prete, rispetto a quelli da lui conosciuti in precedenza. Si stabilisce durante il viaggio quello che noi oggi chiameremmo feeling. Un incontro che contribuirà a far riscoprire in seguito a Silone l'eredità cristiana; quella eredità in cui Cristo è più grande della chiesa, quella chiesa in cui Silone non ha potuto fare ritorno neanche dopo il Concilio.

La morte di Romolo, dice Silone, è stato il mio tormento intimo ... fu a causa mia che morì innocente, a 28 anni colpevole solo di essere mio fratello. Romolo accusato di avere compiuto l'attentato alla Fiera campionaria di Milano, non viene giustiziato grazie alla mobilitazione internazionale promossa da Silone, viene però condannato a 12 anni di carcere perché durante il processo si dichiara comunista. Silone sente tutto il peso e la responsabilità di questa dichiarazione in un momento in cui stava per fare una scelta non facile e dolorosa: l'uscita dal Partito comunista di cui era uno dei massimi esponenti. L'abbandono del Partito fu, per usare le sue stesse parole, un grave lutto il lutto della mia gioventù, addirittura, nella lettera a Biemel, del 2 settembre 1937, scrive: avendo fino allora vissuto nella politica e essendo disgustato da essa mi domandavo se valesse la pena continuare a vivere. Ho dovuto far fronte a questa domanda per un anno e mezzo, tutti i giorni e quasi tutte le notti. Tutto il mio essere mi faceva male, come un uomo che si scortica. Più volte i miei amici hanno creduto che stessi per soccombere. La guarigione è stata Fontamara, Pane e vino e le altre opere non ancora pubblicate. Ciò è stato difficile e salutare come una nuova nascita.

E Fontamara, primo romanzo di Silone viene scritto in Svizzera all'età di 30 anni, come detto, proprio in quel periodo di grande travaglio spirituale e sofferenza fisica.

Si evidenzia una lettera del fratello Romolo scritta nelle carceri giudiziarie dell'Aquila, il 13 maggio 1931, dove chiedendogli notizie del romanzo gli dice: Pomponio si crede che tu non abbia molte notizie pescinesi da poterne scrivere un romanzo. Gli ho spiegato che non c'è bisogno di conoscere pure le ultimissime. Insieme a questa la lettera di Gaetano Salvemini che esprimeva seri dubbi sulla pubblicazione del romanzo che non avrebbe suscitato molto interesse fra i lettori anche perché trattava di fatti troppo specifici di un luogo; la lettera di Carlo Rosselli che definisce Fontamara il più bel romanzo sociale, la prima edizione in tedesco del 1933, quella in italiano delle Nuove Edizioni Italiane, sempre del 1933, ed a seguire le numerose traduzioni che nel '34 erano già 19 come dice lo stesso Silone rispondendo ad una richiesta di Prezzolini, fino alla traduzione in lingua Kannada, lingua di una regione dell'India meridionale. Qui si trovano anche le sceneggiature per la Star Film di Mattia Pinoli e quella di Aldo Buzzi, Luigi Comencini e Ennio Flaiano fino al film di Lizzani del 1980, le foto poi di Romolo, Gabriella Seidenfeld conosciuta da Silone nel 1921 e sua compagna per tanti anni e quelle di Silone quando scriveva Fontamara.

Lo stesso schema espositivo è ripetuto per le altre opere di Silone che seguono cronologicamente Fontamara, così Viaggio a Parigi, Il Fascismo, Pane e Vino poi Vino e Pane, in un insieme di volumi, lettere e fotografie. Anche qui la sceneggiatura di Vino e Pane trasmesso dalla Rai nel 1973 e la medaglia del comune di Avezzano donata a Silone proprio per questo avvenimento.
Pane e vino pubblicato nel 1937 esce in Italia nel 1955 con il titolo definitivo di Vino e pane. Insieme a Il seme sotto la neve è il romanzo di Pietro Spina, la dura lotta di un intellettuale di sinistra che riscopre l'eredità cristiana, il dramma di una coscienza, ripreso poi nel lavoro teatrale Ed egli si nascose
Tra le lettere riguardanti i giudizi autorevoli di Chiaromonte, Salvemini, Balabanoff ed altri, vogliamo segnalare una lettera, del 1968, che Silone scrive rispondendo ad un gruppo di studenti di Hicksville negli Stati Uniti, in cui si compiace che la sua opera abbia un valore anche per le nuove generazioni.
Seguono La scuola dei dittatori, il saggio su Mazzini, Il seme sotto la neve, Una manciata di more che Chiaromonte leggendo in anteprima definisce una bella e forte storia, la più solida forse di tutte quelle che hai finora raccontate, anche se lo invita a cambiare il titolo e a trovarne uno più espressivo e in tono con il contenuto.

Il segreto di Luca una grande e delicata storia d'amore ispirata ad un avvenimento di cronaca nera di fine `800 i cui documenti processuali, riguardanti il protagonista Francesco Zauri, Silone ricerca nell'Archivio di Stato dell'Aquila. Seguono le edizioni e varie traduzioni di La volpe e le camelie l'unico romanzo di Silone non ambientato in Abruzzo e dedicato a Marcel Fleischmann suo mecenate ma soprattutto amico che lo aveva accolto nella sua casa di Zurigo. Di Uscita di sicurezza a cui viene assegnato il premio Marzotto ci piace riferire il giudizio dello scrittore Domenico Rea un libro bellissimo, chiaro e indulgente nella sua requisitoria mentre trova le pagine fino al trasferimento di Silone al collegio di San Remo esemplari e le meno provinciali che egli abbia mai letto di scrittore italiano.
 

L'avventura d' un povero cristiano vale a Silone il premio Campiello nel 1968 e il Campiello d'oro dei Vent'anni conferito postumo nel 1982. E' il romanzo di Celestino V, un Celestino ben diverso di quello descritto da Dante, un Celestino che con coraggio non tradisce la sua fede e non si sottomette ai potenti, un esempio di fede e chiesa delle origini. Dell'ultimo romanzo di Silone, la cui definitiva stesura e pubblicazione è stata curata dalla moglie Darina, c'è l'originale, in parte dattiloscritto e in parte manoscritto con il titolo La speranza di suor Severina. Oltre all'attività letteraria, si è cercato di mettere in luce la personalità ed il pensiero di Silone in tutte le sue sfaccettature, dalla sua concezione di creazione artistica contenuta in una lettera a Rainer Biemel, alla concezione di amicizia pura e disinteressata contenuta nella bella e poetica lettera che Silone invia all'amico Fleischmann per il suo cinquantesimo compleanno. Ma anche documenti dove appare evidente la dirittura morale dell'intellettuale e dell'uomo politico, che non viene mai meno neppure nei momenti di maggiore difficoltà.

Silone manifesta sempre il suo pensiero con forza e chiarezza, specialmente nella condanna di ogni regime totalitario. C'è sempre una profonda coerenza tra ciò che narra nelle sue opere e nella sua azione politica come nella sua produzione di intellettuale. Egli è l'intellettuale che, oltre a manifestare un profondo antifascismo nelle sue opere, aiuta, inviando denaro e generi di necessità, gli internati politici che si trovano nei campi di concentramento della Francia occupata dai nazisti; è l'intellettuale che fa politica nella direzione del giornale socialista "L'Avvenire dei Lavoratori" sul quale ci lascia degli interessanti ed originali spunti teorici e programmatici sul socialismo. Infine Silone è il politico che dirige il Centro Esteri del Partito Socialista, al quale dà un grande impulso ed apporto di idee, in uno sforzo teorico cli ricostruzione di una identità socialista, che va dal problema del recupero delle classi medie, al favore nei confronti di una economia mista e di una struttura statale decentrata e federalista, alla prospettiva di un'Europa unita.

E' impegnato Silone in una ridefinizione del socialismo a forte impronta etica e cristiana, Silone difatti, riconosceva nel Cristianesimo la forza di aver preso come metro di giudizio, per muoversi nel mondo, l'uomo ed il socialismo doveva, se non voleva sconfinare nella tirannia o nel mero determinismo economico, avere l'uomo come misura e come fine, insomma per Silone "il limite è, per il socialismo, l'uomo".

Un esempio di quanto detto sono le lettere alla rivista moscovita Das Wort sui processi farsa staliniani, alla rivista Les Nouvelles Littéraires dove rettifica e chiarisce la sua posizione nei confronti della religione e della Chiesa cattolica, quella al socialista olandese Tas sulla situazione del socialismo internazionale.
Concludono il percorso i vari premi e riconoscimenti, e le lauree honoris causa delle università di Warwick, Yale e Tolosa insieme al conferimento della Legion d'Onore della Repubblica Francese ed il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana.

La mostra si chiude con il Testamento spirituale e in omaggio a Silone e alla sua amata terra, dove ha scelto di tornare per sempre, una fotografia di Pescina prima del terremoto.

Non possiamo concludere questa relazione senza aver ringraziato i nostri qui presenti dirigenti per averci consentito questa bella e interessante esperienza.
Ringraziamo per la collaborazione Romolo Tranquilli nipote di Silone, l'Archivio Centrale dello Stato e le preziose colleghe dott.ssa Erminia Ciccozzi e dott.ssa Fosca Pizzaroni, La Fondazione Nevol Querci e la dottoressa Anna Querci, La Fondazione Nenni, L'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia di Milano e il dottor Riccardo Bottoni, la Biblioteca Nazionale di Roma e il dottor Pino D'Enrico, la Soprintendenza PSAE per l'Abruzzo e la dott.ssa Giovanna Palma, la Soprintendenza Archivistica per l'Abruzzo e la sig.ra Luciana Tucci.

Un grazie per la pazienza e la benevolenza dimostrata nei nostri confronti dagli ottimi Pompeo, Loreto e Gina di DVG studio di Avezzano.


Infine, un grazie per l'appoggio e il sostegno al Centro Studi Silone con l'infaticabile Aurora e il sempre disponibile Ottavio, all'Associazione Culturale San Francesco (Consuelo, Lorenzina, Paola, Rita, Stefano, Valeria), al comune di Pescina, al sindaco Toccarelli e a tutti coloro che, in un qualche modo, ci hanno aiutato.

Testi di Sebastiana Ferrari e Martorano Di Cesare

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